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Storia del Giappone

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Durante il secondo e il primo millennio a.C. alla popolazione originaria Ainu, si sovrapposero correnti migratorie provenienti dalla Cina, dagli arcipelaghi meridionali e da malesi. Sulle diverse isole si vennero quindi a formare diversi raggruppamenti politici che poco a poco si fusero in un'unità etnica. Altre teorie indicano che i giapponesi derivino da genti paleosiberiane fusesi con i gruppi tungusi, coreani e cinesi; alcuni ritengono che l'origine dei Giapponesi sia da ricollegarsi alle migrazioni dei più antichi gruppi asiatici del nord-est dai quali derivano gli Amerindoidi e i Polinesiani.

Intorno al V sec. a.C. si venne a costituire a Kyushu anche una unità politica. La tradizione fa il nome dei Jimmu Tenno, discendente della dea Amaterasu Omikami, come fondatore dell'impero giapponese (11 febbraio 660 a.C.), ma è nei primi anni d.C. che si può parlare di un grande stato esteso per quasi tutto l'arcipelago, il tutto conseguente alla diffusione nell'isola di Kyushu della civiltà del ferro, proveniente dalla Cina, che permise a queste popolazioni di avere il sopravvento su quelle vicine, ancora ferme all'età della pietra. Stampa giapponese La società era organizzata su base tribale, con potere centrale debole. Quando nel I sec. d.C. si diffuse il buddhismo, si crearono aspre guerre civili a causa delle resistenza di larghi strati della popolazione shintoista appoggiata dai Mononobe e dai Nakatomi. Con la vittoria di sostenitori della nuova fede, i Sogo, a Monte Shigi (587), ebbe fine questo periodo turbolento.

Il Giappone si aprì agli influssi provenienti dalla Cina, il che ebbe benefici sia sulla cultura sia sull'organizzazione statale. Punti fondamentali del nuovo corso della storia del Giappone sono il Codice in 17 articoli e poi la riforma dell'era Taikwa (645-649) con la quale si cercò di ripetere in Giappone la fortunata riorganizzazione statale eseguita in Cina dai T'ang. Ma i continui contatti con la Cina e la nuova potenza giapponese condussero inevitabilmente a uno scontro militare. Il primo contrasto iniziò sull'egemonia in Corea. La lotta infuriò a lungo tra le due coalizioni; quella cinese che si avvaleva dell'appoggio del regno di Silla, stato della Corea sud-orientale, e quella giapponese che comprendeva Kogurye nel nord della Corea e Pekche nella parte sud-orientale. Nel 668 Silla conquistò tutta la regione che governò come vassallo dell'impero cinese.

Intanto proseguì in Giappone l'opera di accentramento politico con la creazione di una grande burocrazia. L'organizzazione politico-economica realizzo quel sistema di occupazione delle terre, fondato sul sistema jori (divisione geometrica del territorio, cui corrisponde una parcellazione regolare a base modulare dei campi e corrispondente distribuzione degli insediamenti) che ha lasciato tracce sino ad oggi nel paesaggio nipponico. La capitale, prima mobile, fu fissata a Nara, dal 710 al 794 e poi dall'imperatore Kwammu in una nuova città, Kyoto.

L'organizzazione sociale di quest'epoca fu molto simile a quella dell'Europa d'epoca feudale. Grande fu il potere delle famiglie aristocratiche, tra cui spicca in questo periodo quella dei Fujiwara che deterrà le più alte cariche presso la corte imperiale sino alla fine primo millennio.

Con la civiltà di Heian, che dominò il paese tra l'VIII e il XII secolo, si ebbe un'espansione della popolazione giapponese verso nord e la costituzione di una trama territoriale molto ampia, con il suo vertice a Kyoto. Fu un periodo economicamente prospero e la popolazione raggiunse i sei milioni di abitanti; ma proprio la conquista e la colonizzazione di nuove terre, assegnate a principi e capi militari, posero le basi di quel feudalismo che lasciò, fino al XIX secolo, tracce incancellabili nelle strutture territoriali. Tale organizzazione aveva il suo fulcro nelle città dei daimyo (i signori feudali) dominate da un castello intorno al quale erano i quartieri dei guerrieri (samurai) degli artigiani e dei commercianti.

La scarsità delle strade e le loro pietose condizioni (i ponti mancheranno quasi completamente fino all'incontro con il mondo occidentale), resero però il potere centrale incapace di una efficace politica per cui quando il prestigio di chi era al trono venne a diminuire, subito la grande nobiltà riprese forza. Nel XII secolo iniziò un altro periodo di lotte intestine tra le potenti famiglie dei Taira e dei Minamoto.

Con Kiyomori (1118-1121) i Taira ebbero il sopravvento e iniziarono una violenta opera di repressione che preparò il cammino alla rivincita dei Minamoto. Nel 1185 Minamoto-no-Yoritomo, riuscì a battere gli avversari nella decisiva battaglia di Dan-no-ura

La sede del governo fu fissata a Kamakura, da dove il vincitore, con il consenso dell'imperatore (ormai pura figura simbolica), governò il paese seguendo una durissima politica di forza. È questo il periodo del Bakufu, cioè del governo della tenda. A coronamento della sua opera Yoritomo riuscì ad ottenere nel 1191 il titolo di shogun, che non ha precisi equivalenti in occidente, tutt'al più si può paragonare alla carica di maggiordomo presso i re Merovingi.

In ogni caso il potere passò totalmente nelle mani di chi ricopriva la carica di shogun, che controllava la direzione degli affari politici e l'esercito. Alla morte di Yorimoto il potere passò alla famiglia dei Hojo che a loro volta governarono col titolo di shikken in nome di shogun privi, come l'imperatore, di qualsiasi potere.

In questo periodo il Giappone corse un grave pericolo. La Cina stava cadendo pezzo a pezzo in mano ai Mongoli di Kublai, questi tentò di instaurare relazioni diplomatiche col Giappone, ma i suoi inviati vennero giustiziati. In seguito a ciò, Kublai preparò due spedizioni: la prima forte di 900 navi salpò dalla Corea nel 1274, ma lo sbarco non avvenne a causa di venti contrari e forti tempeste; nel 1281 Kublai ritentò l'impresa con una armata di 160.000 soldati. L'imperatore Kameyana offrì la sua vita agli dei per scongiurare l'invasione nemica, una furiosa tempesta scatenatasi dopo la sua morte, distrusse completamente la flotta mongola, facendo così sorgere il mito del Kamikaze o vento divino.

Un tentativo dell'imperatore Go Daigo, di deporre l'ultimo Hoyo, Takatoki (1303-1333), portò ad una ulteriore guerra civile. Infatti egli si era valso dell'aiuto del potentissimo feudatario Ashikaga Takauyi ma questi si ribellò all'imperatore costringendolo a riparare a Yoshino e nominando al suo posto Komyo. La lotta fra le due correnti continuò sino al 1392 quando l'imperatore legittimo Go Komeyada abdicò cedendo le insegne del potere all'imperatore di Kyoto, Go Komatsu ed iniziò così il periodo dello shogunato degli Ashikaga (1392-1573).

Neanche il potere dei nuovi shogun fu molto stabile. Dal 1467 una nuova lotta intestina tra i diversi feudatari insanguinò il paese, che fu riportato alla pace solo da Oda Nobunaga che nel 1573 depose l'ultimo shogun Ashikaga. Quando nel 1582 morì, la sua opera fu continuata da Toyotomi Hideyoshi e da Tokugawa Ieyasu. Il primo tentò dal 1592 al 1598 la conquista della Corea, con esito sfortunato, con il secondo ha invece inizio, in seguito alla battaglia di Sekigahara (21 ottobre 1600), a partire dal 1603, lo shogunato dei Tokugawa.

Questa famiglia assicurò al Giappone oltre due secoli e mezzo di pace interna. Al paese fu imposto un sistema di vita a classi sociali chiuse e statiche. Si irrigidì l'organizzazione politico-economica del paese. Tra le classi privilegiate e il popolo esisteva un abisso e questo secondo i rigidi principi etici del confucianesimo, sistema di pensiero politico e sociale coltivato nelle classi colte, sembrava più che giusto. La potenza dello shogunato si basava economicamente, sul gettito proveniente dalle imposte sulla proprietà terriera, che era controllata direttamente dal governo. Il fulcro del paese si spostò a Edo, la futura Tokyo: essa contava nel XVIII secolo un milione di abitanti e probabilmente era già a quel tempo la più popolosa città del mondo.

Ma queste imposte venivano solo da un quarto del paese, il resto era controllato dai daimyo, cui era demandata l'esazione e che avevano ampia autonomia locale e discrezionalità. Una parte di questi erano direttamente vassalli dello shogun che poteva cosi controllarli. Ma la parte più numerosa e più ricca, i signori esterni, rappresentava sempre una opposizione potenziale che attendeva il momento di crisi per poter riprendere il sopravvento. Vassalli dei daimyo erano poi i samurai con compiti militari e amministrativi. Il Giappone conobbe, sotto il dominio imperiale, un lungo ristagno demografico, dovuto alle pessime condizioni di vita nelle campagne e al quale contribuì anche la brutale pratica del mabiki, il soffocamento dei neonati, in uso presso i contadini più poveri.

Con l'arrivo dei primi navigatori e subito dopo dei primi mercanti europei, il Giappone si vide minacciato da una nuova concezione di vita il suo sistema sociale, pertanto, con una serie di leggi (1633-1639), fu chiuso agli stranieri; i viaggi all'estero furono proibiti, i traffici vietati tranne che agli Olandesi, con severe restrizioni nel solo porto di Nagasaki. Già all'inizio del 1800 però il sistema sociale e politico giapponese cominciò a cedere.

Ricchi mercanti riuscirono ad acquisire un posizione sociale ben più alta di quella loro spettante per nascita, e al contrario di molti samurai, causa l'insufficienza degli stipendi, si diedero a commerci o ad altri lavori. D'altro canto molti daimyo apportarono ai loro feudi vaste e profonde riforme e miglioramenti in modo da accrescere le loro risorse mentre quelle dello shogunato diminuivano a causa dell'inettitudine della burocrazia. Tra il 1830 e il 1840 una serie di carestie si abbatté sul paese tanto da far temere una violenta rivolta popolare. Stampa giapponese Si diede quindi inizio ad una serie di riforme che furono affidate a Tokugawa Nariaki, del ramo cadetto della dinastia shogun. Nel frattempo nel nome della fedeltà all'imperatore si andò a formare una corrente di daimyo che accusava lo shogunato di non essere in grado di resistere alle pressioni occidentali per l'apertura di relazioni diplomatiche e commerciali.

L'8 luglio 1853 una squadra americana al comando del commodoro M. C. Perry si presentò nella baia di Edo chiedendo la revoca delle sanzioni isolazionistiche. A differenza dei tentativi precedenti, la richiesta americana minacciava il passaggio a metodi coercitivi in caso di rifiuto. Le richieste americane furono accettate con il trattato firmato il 31 marzo 1854 tra fortissime opposizioni interne. I grandi feudi occidentali erano contro l'apertura del paese agli stranieri e lentamente si andava formando una mentalità tesa ad abolire lo shogunato.

Questi gruppi ottennero dal governo decreti di espulsione degli stranieri che dovevano entrare in vigore nell'estate del 1863. Il 25 giugno di quell'anno le batterie costiere di Shimonoseki aprirono il fuoco contro le navi da guerra americane. Il bombardamento di rappresaglia non si fece attendere. Una flotta britannica bombardò poi Kagoshima, capitale del feudo di Satsuma e nel 1864 navi da guerra occidentali forzarono lo stretto di Shimonoseki. Lo shogunato tentò di riprendere in mano la situazione con una spedizione contro il feudo di Choshu, il più ribelle, ma venne duramente sconfitto (1865-1866). La coalizione di feudatari intransigenti costrinse lo shogun Yoshinobu a dimettersi. Però anche il nuovo partito capì l'inutilità di ogni resistenza allo straniero, ed il Giappone si apprestò a ricavare i maggiori benefici dal contatto col mondo occidentale.

Morto l'imperatore reazionario Komei, salì al trono Mutsuhito, meglio noto come Meiji, (1868-1912), che trasferì la capitale ad Edo ribattezzata poi Tokyo. La restaurazione Meiji portò un soffio di vitalità nuova nel paese: l'economia, non più soggetta alle restrizioni feudali, ebbe un impulso immediato, che si andò palesando non solo nei centri urbani attivati da nuovi interessi commerciali e industriali, ma anche nel mondo rurale. Ebbe inizio in quell'epoca l'effettiva colonizzazione dell'Hokkaido rimasto fino ad allora pochissimo popolato (in maggioranza la popolazione era costituita da Ainu), con non più di 30.000 abitanti.

L'immigrazione verso l'isola settentrionale iniziò in forme massicce verso la fine del secolo, introducendo annualmente sino a 60.000 persone. Notevole fu anche la crescita dell'urbanesimo, il quale poi esplose, in tutto il suo parossismo, verso la fine del secolo. Al primo censimento, eseguito nel 1872, la popolazione giapponese ammontava a 34,8 milioni di abitanti. Essa aumentò successivamente in modo rapido, per effetto delle migliorate condizioni di vita del paese.

I feudi maggiori cedettero le loro terre alla Corona nel 1869 e nel 1871 tale atto fu obbligatorio per tutti i feudi. Nello stesso anno una missione nipponica visitò i paesi occidentali, nel 1873 furono riorganizzati l'esercito e la marina, sulla base della coscrizione obbligatoria e fu ideato un nuovo sistema di tassazione fondiaria. Si iniziò la posa delle prime linee telegrafiche e la costruzione delle prime ferrovie. L'industrializzazione, in mano allo stato prima e poi ceduta all'iniziativa privata, ebbe un ritmo accelerato con particolare riguardo al settore della difesa. L'opposizione non mancò internamente al governo. Eto Shimpei, Itagaki Taisuke, Goto Shojiro, giovani samurai, tipici esponenti del Giappone feudale si dimisero. Shimpei organizzò nel 1874 una rivolta rapidamente domata. Ben più grave fu quella scatenata dai seguaci di Saigo Takamori nel 1877 a Satsuma, anch'essa domata con pugno di ferro dal governo.

Nel 1874 il confronto con la Cina per il possesso delle isole Ryu Kyu si concluse favorevolmente per il Giappone. Nello stesso anno il Giappone otteneva dalla Russia il riconoscimento del possesso delle isole Kurili. Nel 1876 si ottenne l'apertura di traffici commerciali con la Corea. Nel frattempo continuò l'opera di modernizzazione del paese e nel 1872 venne sancita l'istruzione elementare obbligatoria. Lo scintoismo fu dichiarato religione di stato, sul modello dei più grandi stati conservatori europei, a cui il Giappone guardava con ammirazione, tentando di copiarne ogni aspetto, dall'amministrazione alle divise dei soldati. Ambedue questi provvedimenti miravano a formare una nuova classe che, insieme al patrimonio tecnologico dell'occidente, possedesse anche quelle virtù di abnegazione, di fede incrollabile nella divinità dell'imperatore e nella grandezza della patria, proprie del Giappone feudale. Si tentava cioè di impartire ai giovani una rigida educazione morale. D'altro canto creando una gioventù piena di ideali nazionalistici, il governo fece in parte il gioco dei suoi avversari politici, del partito della guerra che divenne liberale e chiese a gran voce una costituzione con una camera a suffragio allargato.

Sotto la minaccia di uno scandalo per corruzione, il governo concesse una costituzione, l'11 febbraio 1889, sul modello di quella tedesca, che riservava ampia autonomia al governo e limitava i poteri delle camere. D'altra parte grandissimo era il prestigio della classe dominante e questa, sia pur lentamente, condusse avanti la politica di forza richiesta anche dagli oppositori. In pochi anni il Giappone dimostrò di aver assorbito in pieno la lezione appresa dal mondo occidentale: Tokyo ottenne cambiamenti nei trattati firmati con le potenze straniere sul piano dell'eguaglianza e nel 1894 il primo conflitto con la Cina dimostrò al mondo le capacità militari e organizzative del Giappone. Dalla guerra il Giappone ottenne, con il trattato di Shimonoseki, Formosa e le isole Pescadores, eliminando contemporaneamente l'influenza cinese in Corea.

Nel 1904 scoppiò la guerra con la Russia per il controllo della penisola coreana. Porth Arthur fu assediata e presa e la flotta russa distrutta a Tsushima. La pace di Portsmouth aumentò ancora i possedimenti giapponesi in terraferma estesisi ulteriormente il 22 agosto 1910 con l'annessione della Corea.

Seguono:
Periodo Taisho (1912 - 1926)
Periodo Showa (1926-1989)
Periodo Heisei (1989 - )

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